A Copan ci sono ancora i Maya

A meno di 200 km a ovest di San Pedro Sula (Honduras) e ad un passo dal confine guatemalteco, tra sontuose e floride montagne paradisiache, c’è una splendida vallata su cui si conserva maestoso un sito archeologico mozzafiato: Copán! Adagiata lungo un fiume poderoso e accattivante, che porta lo stesso nome del sito, questa valle fertilissima e quasi incontaminata ospita le rovine più a sud della civiltà centroamericana dei Maya. Un vero e proprio gioiello in cui la storia di antichi uomini e il loro retaggio culturale sublima l’opera estasiante della natura a distanza di secoli.

Copán era una potente città-stato del periodo classico centroamericano (300-900 d.C.) che dominava un vasto regno nel sud della regione maya. La città-stato fu vittima di un disastro politico nel 738 d.C. quando il re dell’epoca, uno dei più grandi della dinastia di Copán, fu catturato e decapitato da un suo ex vassallo nel frattempo diventato re di Quiriguá, una regione limitrofa. Questa inattesa e improvvisa sconfitta diede luogo al declino della città-stato che raggiunse il suo culmine con l’era del Collasso Maya, periodo misterioso in cui la decadenza e il brusco abbandono delle città coincise con la massima sofisticazione culturale e tecnica della civiltà Maya.

bimbi Maya

Oggi il sito archeologico, patrimonio UNESCO dal 1980, è famoso per le diverse steli che espone insieme alle più elaborate sculture in alto rilievo dei resti maya tra quelle in circolazione e che impreziosiscono le strutture piramidali costituenti l’Acropoli rendonolo il sito archeologico Maya più interessante e studiato al mondo. Inoltre, tra i due templi principali, è ben conservato un campo di gioco usato dai Maya per giocare a palla: insomma, una forma primitiva di calcio che assumeva varianti differenti nelle diverse regioni di dominio. In pratica, per i Maya di Copán la palla, che aveva un peso importante, poteva essere colpita con tutto il corpo tranne le mani, con l’obiettivo di toccare una delle tre strutture tondeggianti di pietra collocate all’estremità superiore delle mura inclinate dei due templi delimitanti il campo di gioco. A quanto pare il gioco era abbastanza truce e scarno di regole ma ciò che è certo, è che a Copán il giocatore più valoroso del match era sacrificato in onore agli Dei.

Questa valle incantevole, ubicata a 637 metri sul livello del mare, che vanta anche il più vasto assortimento di tucani e pappagalli nativi del centroamerica, è molto più di un sito archeologico. E’ un luogo in cui, al netto dei turisti, è possibile incontrare un popolo accogliente e misterioso, magari pronto ad invitarti a casa per assaggiare una prelibata ricetta maya o svelarti un prezioso segreto che affonda le sue radici nei secoli. Per inciso, pochi sanno che la gloriosa storia del cioccolato è partita dai Maya. Presso di loro veniva chiamato kakaw uhanal, ovvero “cibo degli Dei”, e il suo consumo era esclusivo del sovrano e di tutte quelle persone riconosciute divine per qualche motivo, generalmente tra i guerrieri e i nobili. I Maya amavano la bevanda di cacao preparata con acqua calda chiamata “chacauhaa” (da acqua “haa”, e caldo “chacau”). Sinonimo di chacau era “chocol”, da cui deriva “chocolhaa” divenuto poi “chocolatl” con la Conquista spagnola.

Inoltre, a Copán possibile fare bird-watching, escursioni guidate a piedi e a cavallo per pochissimi dollari sulle alture circostanti e incontrare antichi altari dove si consumavano altrettanto antichi rituali, come per esempio quelli scolpiti nella pietra a forma di rana dove le donne maya solevano partorire. Infine, con ineffabile stupore, è addirittura possibile incontrare piccoli insediamenti in cui risiedono i discendenti dei Maya! Proprio così, un’esperienza impareggiabile e sensazionale.

pianta del sito

E si rimarrebbe sbalorditi visitando alcune donne maya che, grazie ad un progetto locale, hanno tirato su una micro impresa di stoffe tessute con rudimentali macchinari in legno, con cui cercano di sfamare se stesse e la relativa prole che, nel frattempo, si affanna morbosamente nella vendita di graziose bambole di carta pesta dal cui ricavato otterranno penne, colori e quaderni. La sorpresa è ancora più grande -e si accompagna allo sgomento- se si pensa che la comunità di Copán, nonostante il turismo, sia tra le più povere in Honduras, viva di agricoltura di sussistenza o di raccolta di mais e caffè, abbia un Indice di Sviluppo Umano decisamente basso (0,503 nel 2003 secondo l’ONU) e un tasso di malnutrizione del 55,1%.

L’unica buona notizia è che su qualche monte circostante la valle di Copán i Maya, anche se pochi, sopravvivono alla loro storia custodendo il proprio mistero e fascino ancestrale vicino al cuore della propria cultura, lontano dalle paranoie vanagloriose e avvilenti idolatrie del mondo moderno; e chissà che magari, alla fine, non riescano a sopravvivere anche a quest’ultimo.

Thanks Simone!

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Tentativi più o meno riusciti di #viaggio responsabile.

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