#ICareEverywhere

WorldNomads e il progetto Footprints

13 mag , 2014  

Footprint

Tra le informazioni da reperire prima di qualsiasi partenza sicuramente sono fondamentali quelle sull’assistenza medica. In molti stati infatti, anche il semplice primo soccorso può essere a pagamento e spesso la sanità privata ha dei costi abbastanza elevati. I viaggiatori indipendenti sicuramente conosceranno WorldNomads.com, il portale di riferimento per l’acquisto di un’assicurazione medica che offre anche rimborsi per il rimpatrio e il furto di oggetti elettronici. Ma non tutti sanno cos’è Footprints e che collegamento c’è con il servizio assicurativo.

Footprints è una rete online che finanzia attività umanitarie; per intendersi, Save the Children, Oxfam e Water Aid fanno parte di questo progetto. Per ogni acquisto sul sito di WorldNomads.com è possibile donare fino a 4 euro per una delle cause in elenco.

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Cambogia: mangiare per una giusta causa

1 mar , 2014  

Veijo Tonlé cambodia

Tante volte non c’è bisogno di fare chissà che per dare il proprio contributo ad una giusta causa: tante volte basta infilare le gambe sotto il tavolo e scegliere qualche piatto da un menù.

Una delle cose che racconto con più entusiasmo dei miei viaggi in Asia è la scoperta di quei ristoranti gestiti da associazioni umanitarie, i cui ricavati vanno a favore di progetti di vario genere.
Quando ho visto che qualcuno di questi posti era proprio sulla mia strada non ci ho pensato un attimo, e ho deciso di andare a provare!

Ecco perché quando sono stata a Phnom Penh ho cenato in zona Riverside, al Veijo Tonlé, scovato grazie alla Lonely Planet, che dedica un intero box a questi ristoranti.

Il Veijo Tonlé, al 237 di Sisowath Quay, è una manciata di metri quadrati affacciata sul Mekong, i cui incassi supportano la NCCLA, “New Cambodian’s Children Life Association”, un’organizzazione fondata nel 2004 allo scopo di migliorare la qualità della vita dei bambini cambogiani.

Non si tratta solo di orfani, ma di bambini in generale: gran parte della popolazione cambogiana vive sotto la soglia di povertà e le famiglie non riescono ad occuparsi dei propri figli.

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Bali – bye bye plastic bags!

28 feb , 2014  

Plastic Bag

Ogni paradiso ha il suo lato terrestre e Bali non è certamente da meno.

Nel caso di Bali il lato terrestre puzza un po’ di plastica bruciata e quindi si fa notare senza troppi complimenti: capita di passare per strada e vedere colonne di fumo nero che si alzano verso il cielo, annunciate da un tanfo che fa storcere il naso.
Capita di inciampare in sacchetti di plastica e altra spazzatura quando si cammina sul marciapiede o peggio ancora in spiaggia.

Perché?

A questioni del genere non è mai facile rispondere, e la tendenza è sempre quella di cercare la motivazione che fa più comodo.

Sicuramente il turismo ci mette del suo: Bali è una delle destinazioni più gettonate del Sudest asiatico (più di 3 milioni di visitatori nel 2013) e questo non può non creare un impatto.

A Bali manca quasi totalmente un sistema di raccolta e di smaltimento di rifiuti, vuoi anche perché non è facile trovare lo spazio fisico per costruirne uno: la discarica più grande sta dalle parti di Denpasar, vicino all’aeroporto, e per costruirla sono stati tagliati ettari di mangrovie.

A Bali c’è una scarsa cultura del riciclaggio e della sensibilità ambientale, e questo è un dato da non sottovalutare.

Sono tutte spiegazioni che hanno un senso, ma prese così ci si fa ben poco.

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