Huay pakoot Mahout

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Elefanti e mahout: benvenuti a Huay Pakoot

2 set , 2014  

Quelli vissuti a Huay Pakoot sono stati tra i momenti più intensi dell’ultimo viaggio in Thailandia, e una grande parte del merito va ai karen, che ci hanno accolti a casa: già il fatto di aver vissuto insieme a loro è stata una bellissima esperienza.

Il progetto che siamo andati a visitare a Huay Pakoot si occupa di reintrodurre gli elefanti alla vita selvatica: siamo quindi andati ad incontrarli a casa loro, nella foresta, partendo di prima mattina sotto la guida di un mahout.

Fare trekking (se così si può dire) da quelle parti non significa camminare su sentieri più o meno impegnativi, ma piuttosto stare appresso ad un tizio che si apre la strada a colpi di machete perché di sentieri proprio non ce ne sono: bisogna soltanto seguire le orme degli animali.

In situazioni del genere, si sa a che ora si parte ma non si sa a che ora si torna, perché gli elefanti hanno la brutta abitudine di non lasciar detto dove vanno, gli piace farsi trovare; a dirla tutta non si può neanche sapere cosa succederà durante l’incontro, perché è la natura a decidere, bisogna soltanto avere l’umiltà di adeguarsi.

Credo che questo sia uno dei grandi insegnamenti che mi ha lasciato la foresta, oltre alla consapevolezza del fatto che un elefante (ma questo è un discorso che vale in generale) è tutta un’altra storia se lo affronti nel suo ambiente piuttosto che nel tuo: se ha fame, banalmente, prima che te ne accorgi ha già staccato un albero intero con la proboscide, e tu che sei lì a vedere puoi soltanto rimanere di sasso e sentirti piccolo e impotente.

Quando finalmente li abbiamo raggiunti, ci siamo fermati ad osservarli per circa due ore, registrando i loro comportamenti su un diario, e io qui ne anche ho approfittato per fare quattro chiacchiere col mahout, perché volevo capire meglio: questa persona che riesce a distinguere le impronte del suo elefante da quelle di un altro mi ha affascinata, io che alle volte neanche le vedevo le impronte (lo so che sono grandi, ma non avete l’idea del casino in cui abbiamo messo i piedi).

Volontari e Mahout

Volontari e Mahout

Il rapporto che ha il mahout col suo elefante è una meraviglia che ignoravo completamente: questi due si riconoscono a distanza, si cercano, si aspettano, sentono la mancanza l’uno dell’altro. Se potessero, si parlerebbero.

Il mahout mi spiegava che l’elefante è uno di famiglia, per certi è quasi come un figlio: quando è piccolo bisogna educarlo, dargli sicurezza, badare che non faccia disastri; se piange va ascoltato, ma se è un capriccio va ignorato, o addirittura sgridato.

Poi quando “il piccolo” cresce, si modifica inevitabilmente anche il rapporto: diventa maturo, di complicità. E’ impressionante vedere questa interazione, vedere come elefante e mahout si capiscono anche solo con un cenno: è una di quelle situazioni troppo grandi, dalle quali ci si sente esclusi, ma che arricchiscono anche solo ad osservarle.

Ecco quello che abbiamo fatto nella foresta (a parte una fatica boia, perché camminare da quelle parti è una mazzata, soprattutto per lo spirito): ci siamo seduti a guardare e abbiamo cercato di portare a casa il più possibile, morsi di zanzare e sanguisughe compresi.

E’ stata una bella iniezione di entusiasmo, ma soprattutto di umiltà, e credo che stia proprio qui il valore aggiunto di un’esperienza del genere, che noi abbiamo scelto di fare in Thailandia, ma che il mondo offre un po’ ovunque: c’è solo da scegliere.

About Cabiria Magni

Asia&Australia addicted, mango lover & certified dreamer. On my way to Shangri-la still practicing with zombie killing. Now backpacker, aspiring yogi for my future lives.

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  1. […] mese in Thailandia ho partecipato ad un progetto che si occupa di reintrodurre gli elefanti alla vita selvatica,  durante quest’esperienza sono stata ospite di una famiglia di karen, nel villaggio di Huay […]

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