#ICareProjects

Partiamo con la WEP

10 giu , 2014  

WEP Italia

Quella del volontariato in viaggio è da sempre una questione dibattuta, a tratti direi perfino spinosa.

Mi sono affacciata a questo mondo con molta cautela, e dopo essere stata nella cosiddetta seconda linea a guardare che succedeva, adesso è venuto il momento di affrontarlo. Con i piedi di piombo.

E così quest’estate ho deciso di partire!
Parto con la WEP insieme a Raffaele, l’altra metà di Something To Care.

Una delle cose che più mi sono piaciute di questa organizzazione è il fatto di lavorare a stretto contatto con le associazioni locali, senza imporsi dall’esterno: gli aiuti non piovono dall’alto di un contesto completamente estraneo, ma arrivano da dentro, e a mio modo di vedere questo fa una gran differenza.

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#ICareProjects

Welcome to Honduras by Fundación Sampedrana del Niño

3 giu , 2014  

Fundación Sampedrana del Niño

I bambini, la strada, la vita senza artifici: Honduras! Un tuffo in una realtà sconquassata, spigolosa, vissuta e assorbita attraverso la gioia di vivere dei bambini della Fundación Sampedrana del Niño, che mi ha adottato fin da subito senza riserve, amorevolmente, come un fratello da educare alla conoscenza della strada, delle sue insidie e della maniera di aggirarle. Sì, perché dall’altra parte del globo la strada è più di una semplice metafora della vita, è il set principale che da sfondo e scenografia si trasforma in protagonista; anzi antagonista.

Questi bambini con la semplicità, la purezza e la chiarezza dei saggi, attraverso poche parole e tanti gesti preziosi, sono stati in grado di farmi riconoscere la trasparenza dell’essenziale. Grazie a loro è stato semplice scoprire la povertà genuina, oserei dire quasi gioiosa, e apprezzarla come poche altre cose; soprattutto se rapportata alla povertà drammatica di quelli che invece sono dall’altra parte della strada, con le mani vuote di cibo e ogni avere ma piene di disperazione e, con molte probabilità, di droga e armi fornite dalle tante MARAS, le gang che si spartiscono il territorio.

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#ICareProjects

A Copan ci sono ancora i Maya

27 mag , 2014  

campo di gioco

A meno di 200 km a ovest di San Pedro Sula (Honduras) e ad un passo dal confine guatemalteco, tra sontuose e floride montagne paradisiache, c’è una splendida vallata su cui si conserva maestoso un sito archeologico mozzafiato: Copán! Adagiata lungo un fiume poderoso e accattivante, che porta lo stesso nome del sito, questa valle fertilissima e quasi incontaminata ospita le rovine più a sud della civiltà centroamericana dei Maya. Un vero e proprio gioiello in cui la storia di antichi uomini e il loro retaggio culturale sublima l’opera estasiante della natura a distanza di secoli.

Copán era una potente città-stato del periodo classico centroamericano (300-900 d.C.) che dominava un vasto regno nel sud della regione maya. La città-stato fu vittima di un disastro politico nel 738 d.C. quando il re dell’epoca, uno dei più grandi della dinastia di Copán, fu catturato e decapitato da un suo ex vassallo nel frattempo diventato re di Quiriguá, una regione limitrofa. Questa inattesa e improvvisa sconfitta diede luogo al declino della città-stato che raggiunse il suo culmine con l’era del Collasso Maya, periodo misterioso in cui la decadenza e il brusco abbandono delle città coincise con la massima sofisticazione culturale e tecnica della civiltà Maya.

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#ICareProjects

Cambodia Landmine Museum

20 mag , 2014  

Cambodia Landmine Museum

Leggermente defilato rispetto all’area centrale di Angkor, in direzione del Banteay Srey sorge il Cambodia Landmine Museum Relief Facility, sede di una NGO che si occupa di sminare la Cambogia.

Aki Ra, l’uomo che ha fondato il centro, ha una storia sconvolgente: non sa la sua data di nascita, ha visto morire i suoi genitori per mano dei Khmer Rouge e intorno ai 10 anni è stato costretto a diventare soldato, con il compito di disseminare la Cambogia di mine.
Le mine, che feriscono ma non uccidono, sono molto efficaci in guerra: fa più danno un soldato ferito che uno morto, in quanto due soldati sani dovranno occuparsi di lui.
Con l’arrivo dei vietnamiti e la fine del regime di Pol Pot, Aki Ra, stanco di seminare morte e distruzione, decise di occuparsi della bonifica dalle mine in Cambogia, conoscendo tutti i segreti di questi maledetti marchingegni e, armato di paletta e infradito più pochi strumenti da lui costruiti, ha disinnescato più di 50.000 mine come sminatore indipendente.

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#ICareEverywhere

WorldNomads e il progetto Footprints

13 mag , 2014  

Footprint

Tra le informazioni da reperire prima di qualsiasi partenza sicuramente sono fondamentali quelle sull’assistenza medica. In molti stati infatti, anche il semplice primo soccorso può essere a pagamento e spesso la sanità privata ha dei costi abbastanza elevati. I viaggiatori indipendenti sicuramente conosceranno WorldNomads.com, il portale di riferimento per l’acquisto di un’assicurazione medica che offre anche rimborsi per il rimpatrio e il furto di oggetti elettronici. Ma non tutti sanno cos’è Footprints e che collegamento c’è con il servizio assicurativo.

Footprints è una rete online che finanzia attività umanitarie; per intendersi, Save the Children, Oxfam e Water Aid fanno parte di questo progetto. Per ogni acquisto sul sito di WorldNomads.com è possibile donare fino a 4 euro per una delle cause in elenco.

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Gli indigeni e la fondazione Nuestra Señora del Camino

6 mag , 2014  

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Nella sinuosa ed esuberante terra di Panama, su una cordigliera senza tempo sospesa tra le nuvole, vive quasi incontaminata la comunità indigena degli Ngäbe-Buglé. Se non fosse per qualche radiolina di prima generazione, unico tramite verso il mondo, probabilmente la dimensione temporale sarebbe definita unicamente dall’alternarsi del giorno e della notte. Se si aggiunge l’assenza di corrente elettrica, rete fognaria e acquedotti, diventa facile immaginare il mondo incantato di uno dei sei ceppi indigeni dispersi sul territorio panamense.

Addentrarsi in questo mondo primordiale, una volta giunti nella provincia di Chiriquí, poteva risultare traumatico, soprattutto dopo aver passato i primi giorni nella dinamica e caotica Panama City al fianco dell’inesauribile don Hector, il quale mi ha calorosamente accolto e introdotto in quell’incredibile “frullatore” che è il suo paese. Per fortuna, il fascino della natura e della curiosità verso una realtà così lontana dall’immaginario comune, ha avuto facilmente sopravvento. Salire quelle montagne è stato un vero e proprio viaggio nel tempo.  Più si saliva, più indietro nel tempo mi sembrava di andare e tanto più la natura si faceva ammaliante. Il suo incanto induceva naturalmente alla meditazione e alla dilatazione dei sensi, permettendo di percepire inequivocabilmente l’essenza dell’unità. Senza esagerare, penso di non aver mai provato una sensazione di serenità e armonia così intenso.

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