Baby Elephat

#ICareProjects

Wildlife conservation: gli elefanti di Huay Pakoot

24 giu , 2014  

Come avevo anticipato, i programmi che andremo a visitare con WEP in Thailandia sono due, completamente diversi l’uno dall’altro. Oggi vi parlo del progetto di “wildlife conservation” di Huay Pakoot che si occupa di elefanti, che casomai interessasse a qualcuno, sono i miei animali preferiti.

Diciamo subito che ci sono delle grandi differenze tra l’elefante africano e quello asiatico, provate a guardare qui:

differenze elefante asiatico africano

E ne abbiamo messa giusto qualcuna!

Noi ovviamente ci concentreremo sugli elefanti asiatici: a chi interessasse approfondire l’argomento, segnalo il sito di Elemotion, un’organizzazione no profit che si occupa proprio di questi animali; io mi ci sono letteralmente persa, ma come avrete capito sono di parte, quindi conta poco.

L’elefante asiatico, a differenza di quello africano, è classificato come specie in grave pericolo di estinzione: allo stato attuale gli esemplari che vivono in libertà sono pochi (non più di 32.000 secondo una stima del WWF), e questo per motivi prettamente culturali.

In Asia l’elefante è considerato un mezzo di sostentamento come ce ne sono tanti, e in quanto mezzo va sfruttato il più possibile. Qui non si vuole certo entrare nel merito di tradizioni secolari, ma quando nelle tradizioni si infilano, magari a gamba tesa, pratiche nuove come il turismo, allora gli equilibri vengono sconvolti, e interi sistemi vengono snaturati.

E’ proprio per questo motivo che gli elefanti sono stati impiegati in modo sempre più intenso: per fare spettacolini nei circhi, o per chiedere l’elemosina nelle strade delle città (la pratica è molto diffusa).
Ma anche per gli ormai famosi trekking nelle foreste, per portare a spasso personaggi più o meno agghindati di macchine fotografiche, poco interessati a quel che hanno sotto il fondoschiena, basta che sia tipico.

Ma un elefante non è una jeep, e non è neanche troppo felice di fare faccette buffe in cambio di cibo.

Un elefante che viene costretto a questi lavori forzati perde la capacità di vivere allo stato libero, non è più in grado di procurarsi del cibo e di provvedere a se stesso, perché gli viene imposto un ciclo di vita che non gli appartiene per natura: un elefante che vive in libertà passa tra le 15 e le 20 ore al giorno a procacciarsi cibo e a mangiare, ma se deve andare in giro vestito da clown non può farlo (è un abbigliamento scomodo per la foresta).

Ma tanto ci pensa l’uomo, no? Gli fa trovare tutto pronto, che può sembrare anche una gran cosa.
E’ che quando il giocattolino si rompe e ce ne vuole uno nuovo, allora è un casino: il vecchio viene buttato e si deve arrangiare, peccato non sia più in grado di farlo, così fa una brutta fine.

Noi andremo nel villaggio di Huay Pakoot, nel nord della Thailandia, a cinque ore di macchina da Chiang Mai: è un villaggio di karen, una delle “tribù della montagna”, che non a caso è anche l’unica tribù che caccia, addestra e usa gli elefanti per lavoro.

Scopo del programma è quello di reinserire gli elefanti in un contesto di vita libera e di mostrare ai karen che esistono modi meno invasivi di impiegare questi animali, senza procurar loro grossi danni.
Inutile che vi dica che il progetto è ambizioso! Ma ci sono persone che ci credono talmente tanto da avergli dedicato la vita intera.

Andremo a dare una mano a queste persone, controllando ad esempio il reinserimento degli elefanti nell’ambiente della foresta e studiando il loro modo di interagire: li osserviamo e riferiamo, così se serve si aggiusta il tiro.

Ci prenderemo poi cura degli elefanti affiancando i loro mahout, le persone che se ne occupano, provando a rubare i segreti di un mestiere che viene tramandato da secoli.
E’ proprio questo che intendevo quando scrivevo che alla fine a guadagnarci non è chi viene aiutato, ma chi aiuta: io do una mano a dare qualche ramazzata e queste persone mi regalano in cambio dei pezzi di una tradizione a dir poco unica.
Metteteci poi che ci ospiteranno nelle loro case, che di ostelli mica ce ne sono a Huay Pakoot…beh, serve aggiungere altro?

Per come la vedo io (ma siamo in tanti), viaggiare è conoscere, e far circolare le informazioni: è quello che cerco di fare quando mi sposto, e anche stavolta l’intento è questo.

Ora non è che devono andare tutti a correre appresso agli elefanti dentro una foresta, ma se avete letto anche solo questo pezzo, di sicuro quando capiterete in Asia valuterete con un altro metro eventuali escursioni che vi proporranno, e già così, con una scelta consapevole, avrete fatto la vostra parte.
E che parte!

differenze elefante asiatico africano 02

[A proposito di scelte consapevoli, voglio lasciarvi un altro link, preso sempre da Elemotion: è un elenco di centri e strutture che fanno attività con gli elefanti nel più totale rispetto di questi animali. Magari è un buon punto di partenza, anche solo per farsi un’idea!]

About Cabiria Magni

Asia&Australia addicted, mango lover & certified dreamer. On my way to Shangri-la still practicing with zombie killing. Now backpacker, aspiring yogi for my future lives.

,


3 Responses

  1. […] un progetto cui tengo tantissimo, che si occupa di riabituare gli elefanti alla vita nelle foreste (anche di questo ho parlato su Something To Care, e se state pensando che sono logorroica avete […]

  2. […] progetto che siamo andati a visitare a Huay Pakoot si occupa di reintrodurre gli elefanti alla vita selvatica: siamo quindi andati ad incontrarli a […]

  3. […] di un villaggio a 5km da Chiang Mai: ma per questo racconto, faccio in fretta a dirottarvi su Something to Care dove il tema è stato trattato in tutti i suoi […]

Rispondi

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: